A che età si svezza un calopsite

il calopsite

Il pappagallo calopsite è senz’altro tra i volatili più affascinanti in senso assoluto. Si tratta di un uccello dalla bellezza fuori dal comune, capace di garantire attimi di puro divertimento a chiunque abbia la fortuna di possederlo. Ad ogni modo, bisogna saperlo addestrare e soprattutto svezzare nel modo migliore, affinché possa essere alimentato in maniera adeguata. A che età si svezza un calopsite? Quali sono le tappe da seguire per renderlo autonomo e garantirgli una vita dignitosa? Ecco alcuni piccoli accorgimenti da portare avanti per raggiungere i risultati desiderati.

Cosa sapere sul pappagallo calopsite

Il pappagallo calopsite è uno dei più caratteristici nel proprio genere. Il cosiddetto parrocchetto delle ninfee è un animale da compagnia estremamente carino e affettuoso, perfetto per un allevamento curato nei minimi dettagli. Conosciuto anche come calopsitta, proviene dall’Australia ed è diventato molto diffuso anche in Europa, con molti apprezzamenti anche nel nostro paese. Il suo aspetto estetico non passa inosservato, con una forma allungata e una coda prorompente. Il ciuffo sulla fronte non fa altro che renderlo ancora più bello da vedere.

Può mimetizzarsi al meglio all’interno di qualsiasi tipo di vegetazione, con corpo tendente al grigio scuro e volto giallo con macchia rossa sulla guancia. L’esemplare femminile risulta ancora più grigio, anche nei pressi del ciuffo. Come detto in precedenza, il calopsite adora giocare insieme al proprio padrone e dona all’ambiente familiare quel pizzico di serenità e gioia in più. A poco a poco, il pappagallo impara a copiare i suoni del padrone e diventa sempre più vivace. Per il suo allevamento e svezzamento, vanno seguite alcune semplici regole.

Come allevare al meglio un calopsite

L’allevamento di un pappagallo calopsite non può essere improvvisato. Un uccello così vivace deve essere assecondato in ogni suo gesto, oltre che curato e coccolato in maniera attenta. L’allevamento a mano viene senz’altro preferito dalla maggior parte dei proprietari di questo grazioso uccello. Molti ritengono che sia una tecnica valida solo per esemplari da svezzare, mentre altri hanno tutta l’intenzione di effettuare la procedura in età adulta.

Giorno dopo giorno, un calopsite deve essere abituato a ogni forma di contatto. È un pappagallo dolce, socievole, ben lieto di interagire con gli esseri umani. Ad ogni modo, ci vuole una certa pazienza per ottenere i risultati desiderati. Va tenuto tra le mani e imbeccato con impegno e dolcezza, accarezzandone il viso a più riprese. Con il passare del tempo, il rapporto tra padrone e pappagallo può migliorare in misura notevole e dare attimi di puro orgoglio. Ad ogni modo, l’uccello non va tenuto in una gabbia dalle dimensioni inferiori ai 50 centimetri. Il materiale più indicato è l’acciaio inox, che non provoca alcun problema per la salute del volatile.

Quando e come svezzare al meglio un calopsite

A questo punto, bisogna proseguire svezzando il calopsite. Va allestito un composto a una temperatura abbastanza moderata, che può aggirarsi sui 38 gradi. Quindi, bisogna aspirare il preparato e imbeccare il calopsite passo dopo passo, aiutandolo a mangiare fin da subito. Un batuffolo di cotone con acqua va posizionato sul becco dell’uccello in corrispondenza di ciascun pasto. Per lo svezzamento, è consigliabile attendere fino a 20-25 giorni di vita, in modo che il piccolo possa fidarsi della persona pronta a dargli da mangiare.

Si parte con una siringa da iniettare nel corpo del pappagallo. Quest’ultimo, poi, tende a rifiutarla dopo circa 45 giorni dalla sua nascita. Non servono accorgimenti strani, ma tocca fare in modo che ogni cosa vada al proprio posto. In questo modo, è possibile stabilire un rapporto duraturo e produttivo con il volatile.